Castelvecchi

Carne di disgrazia. Memorie dal Novecento

Autore Giovanni Damiano
Pagine 92
ISBN 9788869440298
DISPONIBILITA': 3 in magazzino

Stato: Disponibile

€ 14,50

€ 12,33 (-15%)

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In sintesi

"La mia è stata una buona vita, e io l'ho sempre amata, anche se c'è stato tanto dolore e sofferenza". L'11 novembre 1964, il piemontese Giovanni Damiano compie sessantasei anni e inizia a scrivere le sue memorie. Recuperato dai nipoti dopo la sua morte, il manoscritto comincia con l'infanzia poverissima tra Ottocento e Novecento per proseguire con la Grande Guerra, combattuta sul Carso, e con gli anni del fascismo, fino alla Liberazione e alla costruzione di una nuova esistenza. Sullo sfondo scorre la storia del nostro Paese, intrecciata con i drammi e le gioie della vita privata che l'autore narra con la semplice ma sicura voce dell'autodidatta. Damiano non si schiera nelle grandi contrapposizioni ideologiche del secolo, ma non ha esitazioni se si trova di fronte a una scelta, come quando ricorda la fucilazione del gruppo di partigiani a cui vendeva il vino: "Il giorno della sepoltura, al cimitero c'era poca gente, solamente le mamme di quei ragazzi, che piangevano disperate, ma io non avevo paura, e partecipai alla sepoltura di quei giovani, aiutando a portare le loro bare sulle spalle". Prefazione di Ugo Savoia.

Dettagli

"La mia è stata una buona vita, e io l'ho sempre amata, anche se c'è stato tanto dolore e sofferenza". L'11 novembre 1964, il piemontese Giovanni Damiano compie sessantasei anni e inizia a scrivere le sue memorie. Recuperato dai nipoti dopo la sua morte, il manoscritto comincia con l'infanzia poverissima tra Ottocento e Novecento per proseguire con la Grande Guerra, combattuta sul Carso, e con gli anni del fascismo, fino alla Liberazione e alla costruzione di una nuova esistenza. Sullo sfondo scorre la storia del nostro Paese, intrecciata con i drammi e le gioie della vita privata che l'autore narra con la semplice ma sicura voce dell'autodidatta. Damiano non si schiera nelle grandi contrapposizioni ideologiche del secolo, ma non ha esitazioni se si trova di fronte a una scelta, come quando ricorda la fucilazione del gruppo di partigiani a cui vendeva il vino: "Il giorno della sepoltura, al cimitero c'era poca gente, solamente le mamme di quei ragazzi, che piangevano disperate, ma io non avevo paura, e partecipai alla sepoltura di quei giovani, aiutando a portare le loro bare sulle spalle". Prefazione di Ugo Savoia.