La scuola di Pitagora

Caro misantropo

Saggi e testimonianze per Manlio Sgalambro

Autore a cura di A. Carulli, F. Iannello
ISBN 9788865424070
DISPONIBILITA': 8 in magazzino

Stato: Disponibile

€ 23,00

€ 19,55 (-15%)

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In sintesi

Con questo volume, ad un anno dalla scomparsa, si dà l'avvio alla ricognizione critica della figura di Manlio Sgalambro (Lentini 1924 - Catania 2014). L'obiettivo è quello di stabilire il luogo dell'attività multiforme del grande autore, percorritore di strade inusitate e impervie: se la filosofia del Novecento italiano fu crociana, marxista ed heideggeriana, Sgalambro la attraversò come un cristallo alieno. Alla filosofia contemporanea, che avrebbe ribadito la confusione del pensare con le altre discipline, Manlio oppose la lucidità del pessimismo. Imperterrito fustigatore della banalità, Sgalambro ha sempre fatto mostra di una singolare forma di comprensione superiore delle cose, alla cui luce, confrontandosi con ciò che il tempo miserabile offriva, ha denunciato i tratti di un universo in rapido peggioramento: la crisi della Forma, l'impossibilità di ogni prassi o morale operativa, il congedo progressivo dal concetto assoluto di verità. A tracciare il profilo di un'attività così multiforme Pino Aprile, Alessio Cantarella, Antonio Carulli, Giordano Casiraghi, Antonio Contiero, Maurizio Cosentino, Rolando Damiani, Mariacatena De Leo, Marcello Faletra, Francesco Iannello, Massimo Iiritano, Luigi Ingaliso, Gianluca Magi, Alan Magnetti, Antonio Mocciola, Massimiliano Perrotta, Fabio Presutti, Giuseppe Pulina, Franco Rella, Mario Andrea Rigoni, Calogero Rizzo, Angelo Scandurra, Giuseppe Testa, Domenico Trischitta, Patrizia Trovato.

Dettagli

Con questo volume, ad un anno dalla scomparsa, si dà l'avvio alla ricognizione critica della figura di Manlio Sgalambro (Lentini 1924 - Catania 2014). L'obiettivo è quello di stabilire il luogo dell'attività multiforme del grande autore, percorritore di strade inusitate e impervie: se la filosofia del Novecento italiano fu crociana, marxista ed heideggeriana, Sgalambro la attraversò come un cristallo alieno. Alla filosofia contemporanea, che avrebbe ribadito la confusione del pensare con le altre discipline, Manlio oppose la lucidità del pessimismo. Imperterrito fustigatore della banalità, Sgalambro ha sempre fatto mostra di una singolare forma di comprensione superiore delle cose, alla cui luce, confrontandosi con ciò che il tempo miserabile offriva, ha denunciato i tratti di un universo in rapido peggioramento: la crisi della Forma, l'impossibilità di ogni prassi o morale operativa, il congedo progressivo dal concetto assoluto di verità. A tracciare il profilo di un'attività così multiforme Pino Aprile, Alessio Cantarella, Antonio Carulli, Giordano Casiraghi, Antonio Contiero, Maurizio Cosentino, Rolando Damiani, Mariacatena De Leo, Marcello Faletra, Francesco Iannello, Massimo Iiritano, Luigi Ingaliso, Gianluca Magi, Alan Magnetti, Antonio Mocciola, Massimiliano Perrotta, Fabio Presutti, Giuseppe Pulina, Franco Rella, Mario Andrea Rigoni, Calogero Rizzo, Angelo Scandurra, Giuseppe Testa, Domenico Trischitta, Patrizia Trovato.