Libri di Edizioni Immanenza

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  1. Il cristianesimo e il lavoro

    Il cristianesimo e il lavoro

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    Nell'Antico Testamento il concetto del lavoro come pena e quello di lavoro come dignità propria all'uomo appaiono fusi... - La predicazione di Gesù sembra, a prima vista, inculcare il disprezzo del lavoro, il fiducioso abbandono alla divina assistenza... - Le regole monastiche... proclamano la necessità del lavoro manuale, considerato come il miglior mezzo per allontanarne i molti mali provocati dall’ozio e dalla solitudine della vita conventuale... - Il protestantesimo operò nel concetto di lavoro una profonda rivoluzione spirituale... il lavoro è remedium peccati e naturale necessità, mezzo ascetico... I profughi della diaspora protestante fecondarono industrialmente grande parte dell’Europa, dell’America del Nord e dell’Australia... - Lo spirito del Rinascimento appare nettamente attivistico. L’uomo è celebrato come homo faber... Ma è nei romanzi comunistici della Rinascenza... che si delinea la moderna concezione del lavoro nella sua dignità e nei suoi diritti... - Il concetto di lavoro diventò il concetto chiave del mondo moderno quando l’attività economica lo spinse al primo piano della vita sociale... Approfondisci
  2. P.-J. Proudhon

    P.-J. Proudhon

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    Non dimenticherò mai i giorni, in cui rendeva la visita del lunedì a Proudhon nella prigione di Santa Pelagia che rinchiudeva pure altri uomini politici. Noi partivamo dai punti più lontani di Parigi, giungevamo dinanzi alla fortezza verso le cinque, vi si penetrava con passaporto regolare; una stanza nuda, chiara, ariosa, isolata, ci serviva di sala; vi apparecchiavamo noi stessi la mensa, e il nostro disprezzo per tutti i Governi del momento ci faceva più liberi che non lo fosse Luigi Napoleone all'Eliseo. Era l'indomani del 13 giugno 1849, cioè della sconfitta delle due democrazie di Francia e d'Italia: la prima era stata vinta resistendo alla spedizione di Roma e l'alta Corte di Versailles le aveva tolti trentatre deputati; l'altra era stata dispersa dalla restaurazione del Papa sotto la bandiera repubblicana della Francia. I due più grandi idiotismi del mondo moderno, la monarchia francese e il papato italiano, si rialzavano a nome della libertà, dell'eguaglianza e della fratellanza... la commedia essendo perfetta e il controsenso universale, n'eravamo lietissimi. Approfondisci
  3. L'Ateismo

    L'Ateismo

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    “Ecco ancora un’opinione da ateo, che il pensiero risulta da un meccanismo determinato; io non credo alla libertà, e ciò è fondamentale in me; come potrei pertanto farmi comprendere da un credente dotato di libertà assoluta per il fatto stesso che egli è credente? Tale libertà assoluta sarebbe la base di tutti i ragionamenti del mio interlocutore, mentre deve essere esclusa da tutti i miei. Certi spiritualisti conciliano nella maniera più facile del mondo la libertà e il determinismo; così i credenti ammettono un Dio onnipotente e interamente libero in una natura interamente regolata!... Un ateo logico dovrebbe diventare credente se constatasse un miracolo; ma come constatare un miracolo, cioè uno strappo alle leggi della natura? Anzitutto, una cosa mi ha sempre profondamente stupito, e cioè che i credenti di tutti i tempi hanno cercato e dato delle prove dell’esistenza di Dio. E, naturalmente, tutte queste prove sono irrefutabili per chi le utilizza; purtroppo esse sono tali solo per loro; dimostrano che essi credono in Dio, ecco tutto.” Approfondisci
  4. Il conflitto della civiltà moderna

    Il conflitto della civiltà moderna

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    “Tuttavia questa forma, a stregua dell’essere che in quanto forma possiede, nel momento del suo prodursi pretende (e nelle sfere puramente spirituali ancora più visibilmente che non in quelle economiche) una validità superiore al momento ed emancipata dalla pulsazione della vita stessa; e perciò contro ad essa la vita si colloca già sin da principio in una latente opposizione che scoppia ora in questo ora in quel campo del nostro essere ed agire. Il che può alla fine condensarsi in un complessivo malessere della civiltà per cui la vita sente la forma come tale quasi alcunché di impostole coattivamente, vuole infrangere, non questa o quella forma, ma la forma in generale, e assorbirla nella propria immediatezza, per porre sé medesima al suo posto e lasciar scorrere la propria forza e pienezza così e solo così come esse zampillano dalla sua fonte, per modo che ogni conoscenza, valore e formazione sia soltanto la diretta rivelazione della vita medesima. Presentemente noi siamo in mezzo a questa nuova fase dell’antica lotta, che non è più lotta della forma oggi riempiuta dalla vita contro la vecchia divenuta priva di vita, ma lotta della vita contro la forma in generale, contro il principio della forma.” Approfondisci
  5. La guerra e la pace nel mondo antico

    La guerra e la pace nel mondo antico

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    La pace e la guerra e la tendenza opposta all’una ed all’altra possono essere prese come due termini dell’evoluzione sociale. La tendenza alla guerra e la guerra permanente corrispondono alle forme economiche più primitive e allo stato più rudimentale di parassitismo. Con un modo di produzione più progredito si sviluppa sempre più fortemente la tendenza alla pace; ma resta aspirazione, spesso contrastata dalla realtà, finché vuole soltanto sostituire la concorrenza all’appropriazione violenta; e mostra così, con la stessa sua inefficacia, di potersi tradurre in atto solo con l’avvenimento di una struttura economica, che, eliminando con la forma individuale della produzione ogni parassitismo di popolo verso popolo, d’individuo verso individuo, e limitando l’appropriazione della ricchezza per parte di ciascuno al solo prodotto del suo lavoro, tolga alla guerra ogni base ed ogni motivo utilitario Approfondisci
  6. Compendio di sociologia

    Compendio di sociologia

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    "Noi crediamo, per conto nostro, che esista un determinismo sociologico così come esista un determinismo psicologico. Ma non ne concludiamo che sia impossibile alla volontà umana intervenire nei fenomeni sociali per modificarli o dirigerli. Il tutto deve qui intendersi nel modo con cui si deve definire la volontà umana. Se si intende per volontà un potere di indifferenza senza una comune misura con l'ambiente dove essa è chiamata ad agire ed è suscettibile di creare del tutto con un fiat assoluto delle nuove condizioni di esistenza, è chiaro che la concezione dell'intervento di una tale volontà non può aver posto nella scienza. Ma, se si intende per volontà un potere di riflessione e di azione suscettibile di concepire delle idee e di realizzarle, conformandosi alle condizioni ambientali e alle leggi generali della natura fisica e morale? Allora, è possibile ammettere razionalmente e scientificamente l'intervento della volontà umana. Tale azione non è più inintelligibile, dato che si esercita non contrariamente, ma conformemente al determinismo naturale e in particolare alla legge psicologica delle idee-forza." Approfondisci
  7. La proprietà. Origine ed evoluzione

    La proprietà. Origine ed evoluzione

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    La comparsa relativamente recente della forma capitale è la prova migliore che la proprietà non è rimasta immutabile e sempre identica a se stessa, ma che essa, invece, evolve, come tutti i fenomeni di ordine materiale ed intellettuale, e passa attraverso una serie di forme diverse, ognuna delle quali deriva dalla precedente. La proprietà è così poco identica a se stessa, che nella società contemporanea assume diverse forme e sotto-forme. Approfondisci
  8. Errico Malatesta. Vita e pensieri

    Errico Malatesta. Vita e pensieri

    € 14,00

    € 13,30 (-5%)

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    "Non vi è altro uomo in cui cinquanta anni di studio dei problemi rivoluzionari e di contatto diretto con la massa abbiano accumulato tanta esperienza ed una pari energia e devozione al genere umano ed alla libertà... Comunque sia, anche se il mio tentativo di tracciare la storia della vita di un uomo vivente potrà sembrare indiscretezza e l'esposizione non troppo vivace, nondimeno posso asserire che le mie intenzioni sono state lodevoli e che nello scrivere ho provato vero piacere, perché ho trattato di un ribelle e di un uomo libero, giovane o vecchio, o piuttosto giovane sempre, vecchio mai. Il tempo aggiungerà, ripeto, molti altri bei capitoli a questa biografia frammentaria..." Approfondisci
  9. Memorie di un rivoluzionario

    Memorie di un rivoluzionario

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    "Educato in una famiglia di possessori di servi, come tutti i giovani del mio tempo fui abituato alla necessità di comandare, rimproverare, punire. Ma quando al principio della mia carriera dovetti dirigere imprese importanti e trattare con gli uomini, quando ogni errore avrebbe potuto avere serie conseguenze, incominciai ad apprezzare tutta la differenza che vi è fra l'azione fondata sull'autorità e la disciplina e quella fondata sul principio del mutuo accordo. La prima dà ottimi risultati in una parata militare, ma non vale niente quando si tratta della vita reale e quando lo scopo può solo essere raggiunto per mezzo dello sforzo costante di molte volontà convergenti. Benché allora non formulassi le mie osservazioni nei termini della lotta politica, posso dire però che in Siberia persi tutta la fiducia che avevo avuto fino a quel momento nella disciplina dello Stato. Ero già pronto a diventare un anarchico..." Approfondisci
  10. La filosofia di A. Schopenhauer

    La filosofia di A. Schopenhauer

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    "In sostanza, per Schopenhauer, il mondo si riduce non ad altro, a dirla con la sua stessa espressione, che 'ad una volontà immensa, la quale si spinge nell'esistenza'. Rilevai da ciò il lettore come nel principio della volontà s'aggiri tutta quanta la metafisica di Schopenhauer. L'originalità del grande pessimista non consiste altrimenti che nell'affermazione di questo principio, come anima e causa dell'Universo... Schopenhauer intuisce l'universo come un'unità; se non che questo l'avevano fatto prima di lui, e Schopenhauer lo riconosce, Bruno, Spinoza, Schelling. 'A me, esclama, fu riservato il compito di spiegare la natura di quest'unità, di spiegare in qual modo essa apparisca come pluralità...' In altri termini, Schopenhauer prende la natura naturans (l'intelligenza), la sostanza infinita (pensiero ed estensione) di B. Spinoza, e afferma ch'essa non è che una volontà; di questa volontà fa l'essenza stessa del mondo, la causa causarum dei fenomeni, il gran demiurgo." Approfondisci

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