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Il castello errante di Howl

Autore Valeria Arnaldi
ISBN 9788867766185
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Stato: Non disponibile

€ 22,00

€ 18,70 (-15%)

In sintesi

La bellezza, come ambizione, maschera, linguaggio e perfino "prigione" di quanti esclude dai suoi canoni-gabbia. La solitudine come reazione alla moltitudine di una comunità che divora e consuma, senza rendersi conto del molto - e perfino dello straordinario - che spreca. La paura del vivere e il dolore di crescere. L'obbligo della metamorfosi, che negli anni impone la trasformazione come misura dell'adattamento, facendo della ripetizione del Sé una forma violenta di ribellione. Poi, la guerra. Feroce, crudele, evidente, spaventosa e condannata. E la battaglia dell'Io alle prese con lo specchio, nel tentativo di "riconoscersi" e nell'angoscia di non trovarsi. Il tempo e la depressione. La magia, senza artifici, del quotidiano. C'è tutto questo e, in realtà, molto di più nel film di Hayao Miyazaki "Il castello errante di Howl", storia di maghi e sortilegi, bombe e distruzione, che, proprio discostandosi dalla norma per entrare nel fantastico, paradossalmente si traduce in un inno alla Vita, con la maiuscola del suo mistero di ogni giorno, dove l'incantesimo è presupposto, non soluzione, e il vero "incanto" è l'orizzonte. Miyazaki insegue la meraviglia e la "riconosce" - o inventa - ovunque. Il film piace. Nella sua follia, ma più ancora nella sua poesia. E nelle sue dure condanne. Miyazaki riceve il Leone d'Oro alla carriera a Venezia. Howl si fa canone e sogno. Una monografia dedicata al film capolavoro del regista giapponese.

Dettagli

La bellezza, come ambizione, maschera, linguaggio e perfino "prigione" di quanti esclude dai suoi canoni-gabbia. La solitudine come reazione alla moltitudine di una comunità che divora e consuma, senza rendersi conto del molto - e perfino dello straordinario - che spreca. La paura del vivere e il dolore di crescere. L'obbligo della metamorfosi, che negli anni impone la trasformazione come misura dell'adattamento, facendo della ripetizione del Sé una forma violenta di ribellione. Poi, la guerra. Feroce, crudele, evidente, spaventosa e condannata. E la battaglia dell'Io alle prese con lo specchio, nel tentativo di "riconoscersi" e nell'angoscia di non trovarsi. Il tempo e la depressione. La magia, senza artifici, del quotidiano. C'è tutto questo e, in realtà, molto di più nel film di Hayao Miyazaki "Il castello errante di Howl", storia di maghi e sortilegi, bombe e distruzione, che, proprio discostandosi dalla norma per entrare nel fantastico, paradossalmente si traduce in un inno alla Vita, con la maiuscola del suo mistero di ogni giorno, dove l'incantesimo è presupposto, non soluzione, e il vero "incanto" è l'orizzonte. Miyazaki insegue la meraviglia e la "riconosce" - o inventa - ovunque. Il film piace. Nella sua follia, ma più ancora nella sua poesia. E nelle sue dure condanne. Miyazaki riceve il Leone d'Oro alla carriera a Venezia. Howl si fa canone e sogno. Una monografia dedicata al film capolavoro del regista giapponese.